sabato 17 settembre 2016

Sfumature maranesi




lunedì 5 settembre 2016

Geometrie alle porte del mattino

Si torna, si torna,
A chiedere dove va, o dove sta,
Tutto questo non dormire 
Tutto
Questo non svegliarsi in tempo
Non arrivare
Non mangiare i piedi agli alberi e seminare
Cuori maturi.
Si torna qui
A passeggiare sui viottoli di menta
E lime
Sulle penisole di sabbia e cenere
Per avvistare navi di buio
E chiedere
Un passaggio,
Uno strappo in più
Tra l'anulare e la lingua
Si torna
A cercare di tornare.
A cercare
Geometrie alle porte del mattino.
Tutti muoiono, tutti possono morire
E possono anche
Morire tutti.


giovedì 25 agosto 2016

Ragni di tempo


Ho imboccato il viottolo che porta al sonnecchiare,
Il libro cade a terra,
La birra intiepidisce,
L'attenzione scivola sull'ultima frase.
Un precipizio scavato nella sabbia
Per catturare ragni di tempo
E grilli di virtù. 
Non fare, non parlare, non muovere il corpo.
Emidio scrive, io mi riconosco,
Perché come sempre c'è bisogno delle tasche altrui
Per sapere come siamo e cosa
Abbiamo conservato.
Blake canta con una voce che ha pescato da una pozzanghera,
Gettando un verme,
Senza ferirlo. 
Così sono certe giornate: 
Piano 
In apnea 
Strisciano fuori
Sembrano morire e invece
Solo non vanno da nessuna parte.


lunedì 15 agosto 2016

Capriolo...

video



giovedì 11 agosto 2016

Marmellate

La colazione si annuncia col pacpacpac 
Di un temporale
Burbero e disarmante 
Di metà settimana,
Ha la frangetta della mirabella, 
Le gote rubizze del lampone,
E more trecce annodate sulla nuca, 
Mentre borbotta di doveri e desii.
Porta anelli al miele, vanesia, 
Ma le dita sono chiara seta d'albicocca, le braccia 
Hanno il tono aranciato d'una passeggiata in bicicletta, 
Mancata di poco. 
Preferirebbe trovare Eevee, sul davanzale, 
Si deve accontentare di Raticate nei dintorni, 
Ed è fico lo stesso.


mercoledì 3 agosto 2016

Girandole Subsoniche Untrici e Prudenti



Tralasciare il primo e più onesto disco per mettere il secondo, affettivamente inarrivabile. Spogliarsi per quanto possibile e riempire di foglie di menta una tazzina da caffè ammazzandola appena con una lama (la menta, non la tazzina). Togliersi le lenti a contatto, fare pipì e grattarsi naso e occhi a sufficienza prima delle operazioni preparatorie. Scegliere la pasta meno adatta - le girandole giganti - anche perché penne e spaghetti avevano le farfalle (nel senso di insetto, non di pasta).
Far bollire e ballare già da buncia buncia, fuoco nano per l'olio dove vi si getteranno, fatti a pezzi dopo un colpo di pistola, aglio fresco dell'orto di vostra madre e mezzo scorpio chocolate (non è un animale, ma punge assai anche lui). Mentre mescolate ungendo voi e la tovaglia, ricordatevi che Strade e Discolabirinto le credevate tra le canzoni più belle del mondo e lo credete ancora, e festeggiate ciò con il primo sorso di birra gelata, tanto per essere prudenti riguardo alla prossima prudenza della pietâ'nza. A cottura ultimata, mescolate aggiungendo la menta (senza la tazzina) meglio se menzognera (menta forte) e se il piatto è riuscito mangiate piangendo, pensando al cielo su Torino, mentre albe meccaniche si profilano all'orizzonte.




lunedì 1 agosto 2016

L'alba del lunedì

Guardiamo di sottecchi il fato,
L'orizzonte di case morte,
Il cielo nero sprimacciato dal temporale e
Steso ad asciugare 
Sul cavalcavia.

Da qualche parte arriverà 
Diciamo. 

Senza che la vediamo
Senza far rumore
Senza scarpe, né giunture. 
Né vestiti, o paranoie,
Ci costringe a unire 
Le gocce avanzate al parabrezza,
Trovare un senso
Alle spire di quella serpe 
Che sarà la settimana 
Che ora lei 
L'alba 
Chiama sposa 
Ma noi 
Inquieti 
Sappiam benissimo 
Puttana.


giovedì 28 luglio 2016

Sii tu sii tu sii tu



Mi serve una foresta di mani e mongolfiere,
Il sentimentale cigolio dell'umidità
Si farà strada tra le pieghe scaltre delle inquietudini.
Decollami!
Penserò di meno
Sarò felice
Ascolterò le canzoni come potessero farmi crescere 
Lingue e gambe.

Mi sono distratto.

Il caffè è così lungo che è arrivato in Cina
Rimbalzando sulla Luna
E delle tette appuntite della Dea Miruna
Ricorda il mormorio
Le preghiere
La quiete vergine delle sue notti illuni.

Sii tu sii tu sii tu
E non tu, se non sei tu
Quella che ammira i grilli che cantano la piazza.
Sii tu il grillo
Sii il suo salto
E la sua canzone
Le sue elitre spezzate nella casa di Asterione.

Il richiamo è mio
L'ho portato io
L'ho portato a spasso
L'ho portato con me
L'ho portato via
L'ho portato e lasciato nei voli delle favelle snelle. 
E si è perso si è...
Si è...
Sí.




martedì 26 luglio 2016

Di modo, non di mezzo

Tendo a essere sfortunato, con le giornate di tempo libero. Oggi volevo il mare all'alba, ma ieri sono rimasto addormentato con la radio accesa e dunque niente sveglia. Se non è l'alba sia il tramonto, mi son detto, e allora via, a dormire invece di leggere, per arrivare a sera. Tutto bene, fino a che è arrivato il vento. Improvviso e sporco di sabbia, che ha cacciato tutti. Io per primo, che basta un granello per distruggermi gli occhi, colpa delle lenti. Ma ogni tanto, la fortuna va vinta, e questo vento non sarebbe durato, aveva l'aria passeggera, e allora mi sono nascosto dietro uno spritz e ho aspettato. Lui non mi ha visto ed è andato via. Così ho potuto fare ciò che desideravo fare.
Una corsa, scalzo, scavalcando le onde, sia quelle d'acqua, sia di sabbia. Una corsa che sarebbe bastata breve, ma il ginocchio teneva, mi ero ricordato i pantaloncini per metterci le chiavi dell'auto, l'ipod e una fascia per capelli. E allora via, da Pineta a Sabbiadoro, mentre la spiaggia si svuota, a guardare tutte quelle nuvole, e tutto quel blu. 
Mi sono accorto che le nuvole sono sempre quelle. Persino il mare è cambiato, ma le nuvole no, sono le stesse di quando ero piccolo, con le scie, le strisce, le ombre scure... La gente le guarda così poco, e invece vanno guardate a lungo, senza attenzione ma in modo deciso, per capire che non sono solo belle e darlo per scontato, ma per guardare davvero che faccia hanno, che voce, che pensieri.
Correndo si ha tempo di. E l'ho fatto. 
E l'ho fatto dopo, guardando il mare e mangiando un melone, con un coltello rubato alla cugina, ascoltando una canzone bellissima, adattissima, e pensando che sbagliamo, a non stare da soli così, che si dovrebbe venire qui, da soli, davanti al mare, a stare un po' in silenzio, tranquilli, mangiare qualcosa, e se come stasera fare il bagno nella solitudine, almeno due tre volte al mese, e invece non lo facciamo mai. Chissà perché sta paure di.
Poi è stata ora di tornare, guidare in costume, arrivare casa, togliere anche quello e gironzolare nudo, mangiando un pezzo di pollo per il buio del giardino e gettando le ossa ai cani, mentre i grilli intorno cantavano. Ho pensato che non serve il mare, perché era bello anche questo. E' tutta questione di modo, non di mezzo.


domenica 24 luglio 2016

Culo luminoso




Ci si sveglia tardi.
Le sette e il Sole è già lontano,
Lo vedi e chiami e insulti ma già lui 
Non risponde più.

Eppure ha dormito con te, 
Ti ha fatto sudare nelle lenzuola, 
Ha voluto le persiane alzate e ha bevuto
Parecchio e senza ritegno
Tutta l'acqua delle tue aiuole. 

Brutto stronzo! gli dici.
E lui che pareva distratto, 
Con le mani aperte a carezzare i cruscotti
I centesimi smarriti
E la tazza del tuo latte caldo, 
Ti saluta, 
Ammicca, 
Schernisce mostrando il culo luminoso.

Non hai che da tacere, 
Riempire la tua prima fetta biscottata
E lasciargliela leccare.



 

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